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RESOCONTI

Mar 25 Giu 2019

Bologna EpiDoc Workshop 2019

Bologna, 27-31 maggio 2019

Resoconto di Matteo Rivoli

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Gio 09 Feb 2017

SAEG 5° Seminario Avanzato di Epigrafia Greca

Torino, 18-20 gennaio 2017

Resoconto di Francesca Giovagnorio

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Lun 10 Ott 2016

EpiDoc Workshop Bologna 2016

Bologna, 12-14 settembre 2016

Resoconto di Irene Nicolino

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EpiDoc Workshop Bologna 2016

Lun 10 Ottobre 2016

Bologna, 12-14 settembre 2016

Resoconto di Irene Nicolino

Anche quest’anno, in tre intense giornate di settembre, si è svolto l’ormai consueto EpiDoc Workshop, organizzato dalla dott.ssa Alice Bencivenni presso il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna. Ad affiancarla, un valido team di trainers tutto al femminile composto da Giuditta Mirizio (Università di Bologna; Universität Heidelberg), Irene Vagionakis (Università Ca’ Foscari, Venezia) e Marta Fogagnolo (Università di Bologna). Dato il crescente interesse per l’informatica umanistica e la partecipazione ormai consolidata negli anni, il workshop è giunto alla sua quinta edizione (per le edizioni precedenti si vedano i resoconti di A. Bencivenni per il 2011, S. Tropea per il 2013, G. Mirizio per il 2014 e M. Fogagnolo per il 2015). Quest’anno sedici ricercatori, dottorandi, aspiranti dottorandi e studenti dell’Ateneo, di età e corsi di studio differenti, sono stati iniziati al mondo, ormai sempre più visitato e indispensabile, della codifica digitale dei documenti epigrafici e papiracei. L’approccio fresco e accattivante del team di addestratori ha reso il workshop non solo particolarmente avvincente, ma anche molto partecipato e stimolante.

A dare inizio ai lavori A. Bencivenni, con un'invitante introduzione volta innanzitutto a fare riflettere i partecipanti sul ruolo di primo piano svolto dalle Digital Humanities per le discipline classiche. Di fronte all’avanzamento tecnologico caratteristico del Terzo Millennio, infatti, anche l’umanista è chiamato a impadronirsi di nuovi strumenti con cui collaborare alla realizzazione di alcuni obiettivi fondamentali: primo fra tutti, contribuire con la pubblicazione digitale dei testi antichi alla diffusione del sapere umanistico, attraverso l’open access a un volume sempre maggiore di dati e l’interconnessione delle informazioni (linked data). In tal modo non solo si potrebbe ottenere una più immediata comprensibilità dei documenti, ma sarebbero anche notevolmente incoraggiati la collaborazione e lo scambio tra i vari saperi umanistici.

A seguire, A. Bencivenni ha illustrato la storia del sistema di marcatura testuale EpiDoc, nato nel 1999 all’interno della TEI (Text Encoding Initiative), di cui condivide gli standard, come progetto indirizzato appositamente alla codifica di documenti antichi. Tale sistema di marcatura, attraverso l’utilizzo di tags (marcatori) espressi secondo la sintassi XML (eXtensible Markup Language), consente allo studioso di descrivere il testo non solo dal punto di vista grafico, ma anche dal punto di vista semantico, peculiarità del linguaggio XML e suo punto di forza rispetto ad altre sintassi, per esempio HTML. Il risultato di una simile marcatura sarà un’edizione che non si limiti a riprodurre in digitale l’edizione cartacea, ma che permetta una descrizione del testo e dei suoi metadati più profonda e, soprattutto, adattabile alle esigenze del progetto di riferimento; la possibilità di creare e personalizzare i tags, sempre in conformità con le linee guida fornite dalla TEI, consente infatti di mettere in evidenza determinati elementi del testo piuttosto che altri, adeguando così la marcatura alle caratteristiche della propria edizione e facilitando la ricerca attraverso la creazione di indici.

La prima giornata di workshop è stata dedicata in gran parte all’introduzione di G. Mirizio al linguaggio XML e all’illustrazione di alcui tags secondo gli esempi forniti dalle Guidelines di EpiDoc, punto di riferimento imprescindibile soprattutto per chi muove i primi passi nel mondo della codifica digitale. Con le presentazioni di A. Bencivenni e M. Fogagnolo, il gruppo ha analizzato la struttura di base di un’edizione con EpiDoc e i più importanti tags semantici da utilizzare nelle sezioni dedicate ai dati descrittivi e storici (dimensioni e caratteristiche del supporto, layout del testo e peculiarità paleografiche, luogo di conservazione, ma anche luogo di provenienza e datazione).
Nel pomeriggio, dopo avere appreso da I. Vagionakis i principali tags per la trascrizione del testo, corrispondenti ai più noti e familiari segni critici convenzionali di Leida, per il gruppo è giunto il momento di mettere in pratica le numerose informazioni ricevute nel corso della giornata. Dopo avere installato il software Oxygen XML Editor, che rende possibile - oltre che più semplice - la codifica in XML, i partecipanti, ormai impazienti, hanno potuto finalmente iniziare a esercitarsi sulla trascrizione testuale di alcuni documenti forniti loro dal team: alcune iscrizioni latine (UBB: Inscriptions from Dacia) o greche del corpus IGCyr (Inscriptions of Greek Cyrenaica), al cui progetto di digitalizzazione partecipa anche l’Università di Bologna.

Prima di riprendere nella tarda mattinata le esercitazioni pratiche sui testi, A. Bencivenni ha aperto la seconda giornata illustrando il procedimento per trasformare i files XML in files HTML, passando attraverso il linguaggio XSLT: il gruppo ha potuto così provare la soddisfazione di vedere concretizzato il lavoro del giorno precedente in un linguaggio decisamente più semplice e “human readable”.
Per introdurre poi un livello maggiore di difficoltà e realizzare una marcatura più profonda, I. Vagionakis e M. Fogagnolo hanno illustrato nel dettaglio ai partecipanti come applicare i tags semantico-contenutistici utili all’indicizzazione dei testi. Innanzitutto, attraverso l’attribuzione di tags come ‘Word’ e ‘Name’ è possibile costruire un indice per lemmi che differenzi ‘parole’ e ‘nomi propri’; inoltre, con marcatori semantici specifici (quali ‘persName’, ‘placeName’ o ‘geogName’) e relativi attributi, risulterà semplice anche creare liste di persone o entità geografiche attestate. A tale proposito, viene sottolineata l’importanza di collegare i dati onomastici, prosopografici e geografici del progetto di edizione a Authorities esterne; attraverso l’inserimento di stringhe contenenti i link si possono infatti creare rimandi per accedere direttamente ad altre risorse autorevoli e riconosciute dalla comunità scientifica: in particolare Pleiades o Pelagios (che si propone di convogliare i più importanti database geografici in un’unica risorsa) per quanto riguarda i toponimi, e il Lexicon of Greek Personal Names e Trismegistos People per la prosopografia. Il progetto ancora in corso di SNAP DRGN (Standards for Networking Ancient Prosopographies: Data and Relations in Greco-Roman Names) riunirà in un prossimo futuro queste risorse prosopografiche assegnando a nomi e persone un unico nuovo ID collegato con le entries dei precedenti database.

Il pomeriggio è stato interamente dedicato all’esplorazione, guidata da G. Mirizio, di un mondo nuovo, anche se affine, di codifica: la digitalizzazione dei documenti papiracei tramite la piattaforma editoriale Papyri.info. Dopo avere delineato brevemente la storia di questa iniziativa, nata con lo scopo di riunire in un unico ‘contenitore’ i materiali di database informatici già esistenti (APIS, HGV, DDbDP, Trismegistos, APD e BP), l’intervento si è concentrato essenzialmente su un importante strumento fornito da questa piattaforma: il Papyrological Editor (PE).
Dopo un breve addestramento e una veloce registrazione, i partecipanti al workshop sono diventati veri e propri editori di testi papiracei digitalizzati, aggiornando edizioni precedenti: attraverso il linguaggio Leiden+, basato sulle convenzioni di Leida, è infatti possibile marcare i documenti utilizzando un sistema semplificato di marcatura tagless, facilmente convertibile in XML attraverso SoSOL (Son of Suda Online).
Prima del termine della giornata, ogni apprendista ha così potuto sottoporre all’esame dell’Editorial Board della piattaforma l’edizione aggiornata di almeno un papiro o ostrakon e, con grande soddisfazione, vederla approvata e registrata nell’Editorial History.

Nell’ultima intensa giornata si sono alternati momenti di esercitazioni pratiche sui linguaggi EpiDoc e Leiden+, sempre affiancate dal team disponibile a qualsiasi chiarimento e approfondimento, alla spiegazione teorica di alcuni ultimi aspetti dell’edizione digitale non ancora affrontati. A. Bencivenni ha illustrato, seguendo lo schema fornito dalle EpiDoc Guidelines, i principali simboli e abbreviazioni e come procedere alla realizzazione di un apparato critico, elemento fondamentale per l’edizione di un documento antico, attraverso la distinzione sostanziale tra apparato critico interno (in line) o esterno. Il suo team si è invece occupato di come taggare la bibliografia da affiancare all’edizione, ma anche di come trattare testi metrici o che presentino una struttura particolare, per esempio distribuita su più colonne o divisa in sezioni.

Infine, la squadra di trainers ha saputo conquistare definitivamente il pubblico con momenti più rilassanti riservati alla scoperta di alcune iniziative dedicate ai cultori del mondo antico, a partire da Epifacs su Perseids, un progetto correlato a Perseus che permette di includere le immagini del documento e di collegare ogni singola riga di testo alla riga di testo corrispondente nella fotografia. Il gruppo è stato poi invitato a entrare a far parte della Storytelling Platform realizzata dal progetto EAGLE (Europeana Network of Ancient Greek and Latin Epigraphy) per dimostrare con brevi racconti quale appassionante mondo possa celarsi dietro un apparentemente freddo blocco di pietra iscritta; infine, a installare sul proprio smartphone la Eagle Mobile App, per ottenere informazioni su un’iscrizione semplicemente fotografandola con il proprio telefono.

Negli ultimi momenti del pomeriggio si è aperta una partecipata sessione di feedback, durante la quale il gruppo ha potuto esprimere le proprie impressioni sull’esperienza appena conclusa e alcuni suggerimenti per i futuri workshop, ma soprattutto l’entusiasmo e la soddisfazione di essere entrati a fare parte di questa nuova realtà dalle potenzialità inesauribili e ancora tutte da esplorare.

 

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